Viscum album

 

Famiglia: Viscaceae

Genere: Viscum

Specie: Viscum album

Il vischio (Viscum album) è un piccolo arbusto parassita appartenente alla famiglia delle viscacee diffuso in gran parte d’Europa. Si sviluppa sui rami delle piante parassitate (pioppi, querce, tigli, olmi, noce, ma anche pini e abeti e molte altre) da cui attinge acqua e le sostanze nutritive necessarie al suo sviluppo. Responsabili della sua diffusione sono gli uccelli, che durante l’inverno si cibano dei frutti perlacei depositandone con i loro escrementi i semi, che sono avvolti da una sostanza collosa, sui rami di nuovi ospiti dove possono germogliare.
Al vischio, di cui tutte le parti e in particolar modo le bacche sono molto tossiche per l’uomo, vengono riconosciute proprietà curative e antitumorali. Non è normalmente coltivato se non per fornire le decorazioni natalizie.
E’ indubbiamente una pianta dalla biologia affascinante, ma altrettanto se non più affascinanti sono i miti e le leggende che la circondano. Già nell’Eneide di Virgilio il vischio è il “ramo d’oro” consacrato a Proserpina, sposa del dio degli inferi Plutone, la pianta che bisogna recare in dono alla dea, senza la quale i misteri degli inferi sono preclusi, come precluso è pure il ritorno al mondo dei vivi.
Nell’era cristiana il vischio diviene un simbolo ambiguo: da un lato è associato al sole e quindi al Cristo, ed è presente nelle tradizioni natalizie di alcune chiese locali. Ma vi è anche una affascinante leggenda, di origine probabilmente medievale, che narra come il vischio fosse in origine un albero come tutti gli altri: quando Cristo fu condannato alla crocifissione, tutte le altre piante si frantumarono per non offrire il proprio legno alla croce che avrebbe portato il Salvatore. L’unica che rimasta intera fu il vischio, e per questo fu usato per la croce. La pianta fu così maledetta ad essere un misero arbusto senza radici, costretto ad farsi sorreggere da una delle nobili piante che si sacrificarono.
Il vischio è anche assai presente nella cultura e nei miti nordici. Narra una leggenda, di cui esistono numerose varianti, che il dio Balder, figlio di Odino e Frigg, fosse un giovane forte e buono, e per questo amato da tutti. Ma era angustiato da presagi di morte. La madre Frigg fece promettere a tutte le cose e le creature di non nuocere a Balder: e da allora divenne un grande divertimento per gli altri dei scagliare contro il dio ora invulnerabile sassi, frecce ed altri oggetti che ormai non potevano nuocergli in alcun modo. L’astuto dio Loki, diabolico ingannatore e amante degli scherzi crudeli, non trovava divertente quel gioco. Frigg aveva trascurato di far prestare giuramento al debole e apparentemente inoffensivo vischio: venutone a conoscenza con l’inganno, Loki ne raccolse un ramo e ne ricavò uno stecco affilato. Consegnatolo a Hoder, il dio fratello di Balder, che per la sua cecità non poteva partecipare al gioco, Loki si offrì di guidare la mano di Hoder affinché anche lui potesse partecipare al gioco. Lo stecco lanciato da Hoder trafisse Balder, uccidendolo. Proprio da una variante di questa leggenda trae spunto la tradizione del bacio sotto al vischio: l’amore di Frigg riuscì a riportare alla vita il figlio Balder, e le lacrime della dea divennero le “perle”, i frutti che adornano il vischio in inverno. Frigg decretò il vischio sacro, e da allora non sarebbe potuto accadere nulla di male a qualunque coppia di persone che, passando sotto una pianta di vischio, avesse celebrato il ritorno alla vita di Balder con un bacio.
La cultura in cui però il vischio riveste il ruolo di maggior importanza è probabilmente quella celtica. Come dice Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia”, per i Druidi, i sacerdoti celti, non vi era nulla di più sacro del vischio. Così egli racconta la cerimonia per la raccolta del raro vischio di quercia: «Essi (i Galli) chiamano il vischio con un nome che significa quello che guarisce tutto. Dopo aver preparato un sacrificio ai piedi dell’albero, vi conducono dei tori bianchi le cui corna sono legate per la prima volta. Vestito di una tunica bianca il sacerdote sale sull’albero, taglia con un falcetto d’oro il vischio che è raccolto in un panno bianco. Essi immolano quindi le vittime, pregando la divinità di rendere questo sacrificio utile a coloro a cui è offerto. Essi credono che il vischio assunto come bevanda dia la fecondità agli animali sterili e costituisca un rimedio contro tutti i veleni».
Erede di queste antiche tradizioni, ritenuto anche in grado di allontanare i fulmini, il vischio addobba le nostre case nel periodo natalizio come augurio di buona sorte.


Ultimo aggiornamento: 02 10 2011


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